lunedì 6 maggio 2013

Vino: scontro in Valpolicella, famiglie Amarone contro Consorzio


Le 'famiglie' dell'Amarone, attraverso la loro associazione, si sono ritirate dal tavolo di concertazione con il Consorzio Tutela Vini Valpolicella, la zona del veronese dove si produce uno dei vini rossi piu' rinomati del panorama italiano: alla base dello scontro, alcune ipotesi di modifica al disciplinare che ne regola la produzione. Ad annunciarlo oggi la presidente dell'associazione Famiglie dell'Amarone d'arte, Marilisa Allegrini. "E' da tempo in atto uno scempio nei confronti del vino simbolo della Valpolicella e tra qualche giorno e' prevista un'ulteriore azione killer, che rischia di tradursi in un vero e proprio colpo di grazia. Per questo l'Associazione Famiglie dell'Amarone comunica il proprio immediato ritiro dal Tavolo di concertazione con il Consorzio Tutela Vini Valpolicella", ha detto. "Contestualmente - ha aggiunto - chiediamo a tutti, a partire dai produttori di collina che hanno a cuore le sorti dell'Amarone, di partecipare uniti alla prossima assemblea (il 10 maggio) indetta dal Consorzio. Obiettivo: scongiurare le modifiche capestro al disciplinare di produzione". Fra le modifiche citate, quella sull'"eliminazione del limite alla Doc per i vigneti impiantati in terreni freschi e di fondovalle".
Si tratta, hanno spiegato i vertici delle 12 famiglie dell'Associazione, di una sorta di condono tombale per chi purtroppo gia' pratica, indisturbato, una produzione mai consentita dal regolamento. "La verita' - ha aggiunto il responsabile del Tavolo di concertazione per le Famiglie dell'Amarone, Sandro Boscaini - e' che, nonostante le nostre rivendicazioni, la politica di gestione non tiene piu' conto delle zone vocate e si adegua solo a minimi parametri di legge, a tutto svantaggio della riconoscibilita' di uno dei vini simbolo del made in Italy nel mondo. Cio' che ha determinato la mancanza di progettualita' condivisa e la conseguente rottura del tavolo e' stata principalmente un'abissale diversita' di vedute: la nostra ha un approccio qualitativo basato sula vocazione del vigneto per cui l'Amarone si puo' produrre solo nei terreni vocati, quella del Consorzio pone obiettivi di quantita', sulla base delle richieste del mercato. Non per nulla negli ultimi 15 anni l'aumento della produzione e' stato del 1.140%, ma l'amarone non e' una commodity e la sua fortuna nel mondo e' dovuta al nostro assunto, non al loro". Le Famiglie dell'Amarone, che hanno modificato il regolamento interno consentendo l'ingresso ad altri produttori, rilanciano quindi in nome della tutela della qualita' del prodotto senza condizioni. "Riteniamo a questo punto doveroso chiamare a raccolta tutti i produttori di qualita' - ha detto il vice presidente dell'Associazione, Stefano Cesari - per ripristinare i valori fondanti della produzione, a scapito di interessi che coionvolgono tutti noi, con la consapevolezza che la posta in palio e' molto piu' importante. Per questo il 10 maggio, nell'assemblea del Consorzio, proporremo l'aggiunta all'articolo 3 (dichiarante le delimitazioni delle zone produttive tra classica, doc e Valpantena) di una specifica declaratoria che differenzi la collina dalla pianura. Tale differenziazione e' gia' contenuta nella Carta Angelini del 1998 ("Delimitazione dell'area a piu' alta vocazione viticola") ed e' a questa che noi intendiamo riferirci". Le 12 Famiglie dell'Amarone, che esportano 85% della produzione all'estero e principalmente in Canada, Svizzera, Usa Svezia e Germania, sono un'associazione nata nel 2009 a tutela delle qualita' dell'amarone contro logiche di massificazione. Le aziende che la compongono sono: Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant'Antonio, Tommasi, Venturini, Zenato.

Fonte: Agi