martedì 19 novembre 2013

I giovani e la “smart viticulture”

Le ricerche di sociologia rurale e le statistiche demografiche hanno in questi anni descritto un’agricoltura italiana che si spopolava a ritmi drammatici, soprattutto quella della montagna e del Meridione, un esodo di giovani verso le città. Assistiamo ora ad un controesodo,al ritorno alla campagna e verso esperienze di produzioni agroalimentari molto originali ed innovative. Il
fenomeno è accompagnato dal boom delle iscrizioni agli istituti tecnici agrari ed alla Facoltà d’Agraria, a tal punto da mettere in crisi in alcune sedi universitarie, l’organizzazione degli studi. Potremmo discutere a lungo sulle cause che hanno determinato questa inversione di tendenza nelle preferenze professionali dei nostri giovani,tra le quali certamente non sono estranee quelle legate alla crisi economica del nostro Paese ed alla mancanza di lavoro giovanile, ma sarebbe questa un’analisi superficiale e troppo ovvia.
Può contribuire alla spiegazione del fenomeno, l’analisi delle motivazioni che hanno spinto molti giovani a concorrere per il premio “Next in Wine 2013” bandito dalla Preparatori d’Uva – Simonit&Sirch. Scorrendo i brevi profili nei quali i candidati hanno raccontato la loro vita, emerge uno spaccato di gioventù dai contorni umani insoliti e dalle aspettative di lavoro che gli antropologi della società dei consumi molto raramente riscontrano nei giovani delle aree fortemente urbanizzate. Alcuni tratti del carattere sono comuni a tutti, quasi a tracciare un quadro identitario di quello che sarà il viticolture italiano del futuro. La passione per la vite e per la viticoltura che traspare dalla breve descrizione dei loro progetti, si manifesta attraverso il legame profondo per il territorio che li ospita e nel tipo di vino che intendono produrre, nel recupero e nella difesa dei vecchi vigneti, nella valorizzazione dei vitigni autoctoni. C’è molto amore e rispetto per i viticoltori più anziani,spesso in difficoltà ed il desiderio di trasmettere le loro nuove esperienze per aiutarli. Spesso provengono da altre professioni o da altri percorsi formativi dai quali hanno avuto delusioni o scarsi stimoli per proseguire. Il loro ritorno alla terra non è però una fuga dalla realtà : non sono animati dall’ecologismo dei “figli dei fiori” degli anni ’60, ma dal desiderio di produrre uva e vino utilizzando gli strumenti che l’innovazione scientifica mette a loro disposizione ma senza che il profitto prenda il sopravvento sulla necessità di una gestione dei vigneti nel rispetto dell’ambiente e della materia prima. Non è certamente il guadagno il motore delle loro iniziative, ma piuttosto il bisogno di vivere in un mondo più semplice a contatto con la natura. Si avverte però in tutti il bisogno di avere indicazioni tecniche adeguate, spesso di difficile acquisizione, per affrontare le numerose difficoltà che si incontrano nel lavoro quotidiano nella vigna e nella commercializzazione del loro vino.
Questo aspetto pone l’accento sulle sostanziali differenze tra il viticoltore di qualche anno fa e quello attuale. Prevaleva infatti nel passato il lavoro manuale e l’uva era venduta ad altri per la vinificazione: si assisteva ad una separazione molto netta tra i segmenti della filiera vite-vino. La sfida si vince quindi solo se si evita la separazione tra le diverse fasi della produzione,trasformando il lavoro da manuale in intellettuale. La viticoltura si definisce quindi intelligente ed i giovani viticoltori non si limitano a produrre l’uva ma vogliono vinificarla e commercializzare il vino da loro prodotto,spesso con la collaborazione provvidenziale delle loro compagne di avventura.
Ma per far si che il sogno di libertà e di bellezza diventi realtà, è necessario dare loro delle conoscenze tecniche ed una assistenza professionale molto efficiente, trasferendo i risultati della ricerca nella gestione dei vigneti,nella vinificazione e nel marketing. Questo deve essere l’impegno di tutti noi, per i settori che ci competono.

Prof. Attilio Scienza
Presidente Giuria Next in Wine 2013