martedì 14 gennaio 2014

Vino toscano: il 2014 sara' l'anno del Sangiovese

La Toscana produce tantissimi vini pregiati, soprattutto rossi, e la qualità della sua produzione ha fatto sì che questi siano conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo. L'intera regione vanta numerosissime zone di produzione diverse classificate a indicazione geografica tipica o IGT, e ben 39 DOC, per un totale di 16 diverse strade del vino istituzionali.
Le Denominazioni di origine controllata e garantita o DOCG al momento sono 11, oltre alle storiche presenze di Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano, Chianti Classico, Chianti, Vernaccia di San Gimignano e Carmignano si sono aggiunte negli ultimi anni: Morellino di Scansano, Montecucco Sangiovese,Suvereto, Val di Cornia Rosso ed Elba Aleatico Passito.
L'intera regione è collinare, ed è dotata di un clima mite grazie all'estesa costa che si affaccia sulMar Ligure e sul mar Tirreno. Nelle provincie di Firenze e di Siena si producono vini, alcuni piuttosto antichi, molto conosciuti: il celeberrimo Chianti Classico, l'apprezzatissimo Brunello di Montalcino, il Vino Nobile di Montepulciano, Il Tignanello (di Antinori). Nei territori di Livorno e Grosseto, dal clima più mite grazie al mare, vengono prodotti tra gli altri il Bolgheri Sassicaia, il Montecucco e l'Ansonica.
Prato e la sua provincia invece sono famose per il Vin Santo e per la piccola DOCG del Carmignano. Tra i vini bianchi ricordiamo la Vernaccia di San Gimignano, prodotto in una ristretta zona della Toscana tra Siena, Pisa e Firenze. I vini toscani sono tra i più apprezzati anche all'estero. Secondo la più recente classifica di Wine-Searcher.com, famoso sito americano del settore, sono infatti alcuni dei grandi vini toscani gli unici a inserirsi tra i vini francesi nella classifica dei vini più ricercati. Si tratta del Bolgheri Sassicaia di Tenuta San Guido (14° posto), del Tignanello della Marchesi Antinori (alla posizione n°30), seguono poi il Masseto (41°) e il Bolgheri Superiore Ornellaia (44°) entrambi prodotti dall’omonima Tenuta, e infine il Solaia (62°), sempre della Marchesi Antinori.
Vino e Toscana sono un autentico connubio poetico: è proprio così! 
Da sempre produrre vino in Toscana è un'arte, una vocazione, visto la cura e l'amore con cui vengono costantemente perfezionate le tecniche di vinificazione e la passione con la quale gli agricoltori “coccolano” i loro prodotti.
La storia ci racconta che il vino in Toscana ha sempre rappresentato una delle maggiori produzioni enogastronomiche, rappresentando l'emblema della convivialità che caratterizza questo popolo. Fondamentale quindi è la tradizione del fare vino, gli accorgimenti che da secoli si tramandano di generazione in generazione, affiancati dalle nuove tecnologie, ideali a rendere l'enologia in Toscana una peculiarità riconosciuta in tutto il mondo.
Vino e Toscana: relax con un buon calice di vino la gioia di ritrovarsi circondati dal verde rilassante della campagna toscana con un buon calice di vino non ha rivali; la felicità degli stornelli che rimbombano tra le mura degli antichi casolari, cantati in buona compagnia, non può essere solo raccontata, va vissuta; infine un romantico incontro inebriato da un ottimo vino toscano diventa l'amore di una vita.
“Autoctono” è un vocabolo di derivazione greca che potremmo tradurre come originario, nativo. In viticoltura il termine viene convenzionalmente usato nel senso di vitigno antico o tradizionale della zona dove viene coltivato.
Chiamiamo un vitigno autoctono quando vi sono prove di una sua ancestrale presenza in un territorio e nessuna traccia di altra e più recente provenienza.
I vitigni autoctoni costituiscono quindi la diversità biologica (biodiversità) di un territorio viticolo, ed elemento fondante della cultura materiale del luogo.
Il Sangiovese è il vitigno più coltivato in Italia (oltre il 10% del totale); in Toscana, dove è il vitigno autoctono per eccellenza, occupa il 60% dell’intera superficie a vigneto. La grande variabilità ha indotto gli studiosi a considerare il Sangiovese come una vasta famiglia, composta da una moltitudine di varianti locali. 
Gli ampelografi ritengono che il luogo d'origine del Sangiovese sia la zona Appenninica tra Toscana e Romagna, zone dove ancora oggi rappresenta l'uva a bacca rossa più importante. L'origine e la provenienza del Sangiovese è molto difficile da identificare: le notizie su uno dei vitigni più conosciuti e coltivati in Italia sono molto frammentarie e poco attendibili. Per ottenere delle informazioni bisogna innanzitutto attendere il XVI secolo, quando il Soderini, nel 1590, lo descrive nel suo trattato "La coltivazione delle viti" dicendo che: "il Sangiocheto o Sangioveto è un vitigno rimarchevole per la sua produttività regolare". 
Ma si ritiene che la celebre uva fosse già nota più di 2000 anni fa e che fosse utilizzata dagli Etruschi per la produzione di vino. 
Anche l'origine del nome è incerta e le ipotesi sono molteplici: chi vuole che derivi da San Giovanni (Valdarno), chi invece da forme dialettali (da "san giovannina", uva primaticcia, dato il suo precoce germogliamento), chi giura che derivi da sangue di Giove (Sanguis Jovis). Diffuso soprattutto in Toscana, dove assume diversi nomi (Brunello a Montalcino, Prugnolo a Montepulciano, Morellino nel Grossetano, Sangioveto nel Chianti) il Sangiovese ha trovato la sua seconda patria nella Romagna. Dal colore rosso rubino intenso fino al Granato, dopo lungo invecchiamento la sfumatura potrà assumere anche tonalità aranciate. 
Gli aromi del Sangiovese sono prevalentemente orientati ai frutti rossi e neri tra cui spiccano amarena, mora e prugna. 
Fra gli aromi floreali la violetta è il più caratteristico seguito dall'aroma di rosa. Fra questi la combinazione che principalmente caratterizza il Sangiovese, nonostante sia condivisa anche da altre uve, è amarena e violetta. 
Altri aromi di frutta che si possono percepire nel Sangiovese sono ribes, fragola, ciliegia, lampone e mirtillo. 
Il Sangiovese viene maturato prevalentemente in contenitori di legno, botti e barriques, pertanto saranno frequenti anche aromi di tipo speziato, vaniglia e liquirizia su tutti, così come aromi empireumatici come tostato, caffè e cioccolato. L'intensità di questi aromi dipende, come sempre, dall'uso che il produttore fa della botte o della barrique. Nei vini prodotti con uva Sangiovese Grosso, come per esempio il Brunello di Montalcino o il Vino Nobile di Montepulciano, anche a causa della maggiore durata della maturazione prima della commercializzazione, gli aromi di frutta saranno sostituiti dai più maturi aromi di confetture, in particolare confettura di amarene, confettura di prugne e confettura di more. 
In questi vini sarà inoltre percettibile una spiccata nota di vegetale, in particolare di tabacco, e con il tempo saranno apprezzabili anche aromi di sottobosco, fieno e funghi. Nei vini lungamente affinati in bottiglia, sia prodotti con Sangiovese Piccolo sia con Sangiovese Grosso, si svilupperanno apprezzabili aromi complessi dove al fianco delle confetture si potranno percepire anche aromi di cuoio e pellame. Inoltre nel Sangiovese è possibile apprezzare aromi balsamici, come eucalipto e mentolo, così erbe aromatiche come menta e timo.
Giacomo Tachis per tutti, «l'uomo del Rinascimento del vino italiano nel mondo», «Il principe dell'enologia», artefice e l'inventore di grandi vini come Tignanello, Solaia, Sassicaia, Terre Brune, Turriga e altri ancora. Ma lui preferisce autodefinirsi, con inossidabile autoironia e distacco, un «mescolavino»!
Tachis ha detto “Il Sangiovese sta all’Italia come il Cabernet sta alla Francia: sono vini che esprimono un’identità viticola e vinicola di un Paese”: non possiamo che sottoscrivere. Non resta perciò che augurare un felice anno nuovo ricco di salute, felicità e di tanto buon vino toscano!

Achille Prostamo & Giovanni D'Alessandro

Fonte: oksiena.it