martedì 23 settembre 2014

ENRICO VAIME presenta CIN CIN BERE TROPPO FA MALE. NON BERE PER NIENTE, A VOLTE, FA PEGGIO




ROMA – Mercoledì 30 aprile - Enrico Vaime presenta al pubblico Cin cin. Bere troppo fa male. Non bere per niente, a volte, fa peggio,  opera dedicata al vino e ai suoi strascichi emozionali, storici, personali.


Edito da Wingsbert House, neonata sigla editoriale food&wine di Francesco Aliberti, il libro è alla sua prima presentazione. Nella cornice della Libreria Arion Esposizioni di Roma, l’appuntamento è  alle ore 18.30 con Enrico Vaime, accompagnato da Carlo Puca (Panorama) e Federica Cifola (RTL 102.5 - Radio Due).

Una
fenomenologia del bevitore, così si potrebbe definire questo nuovo libro di Enrico Vaime. Ricordi, episodi, riflessioni all’insegna del vino. Il repertorio del grande autore c’è tutto.

Sketch comici di purezza assoluta: «Apertura della bottiglia resa spettacolare da gesti più da ginecologo che da oste. Prova dell’odorato. (…) Fui colto da una curiosità per me nuova: me ne uscii con un confidenziale “Beh?” che sciolse, per quel giudice scrupoloso, ogni riserva. L’eroico sommelier emise il suo stupefacente giudizio, sebbene a mezza voce “È una merda”, disse».

Momenti lirici: «Forse andrebbe smentita da tecnici ed esperti, la diceria che vuole che esistano persone che bevono per dimenticare . Io penso che al contrario si beva soprattutto per ricordare».

Divagazioni storiche: come nella descrizione della differenza antropologica fra i potenti che decidono i destini degli uomini davanti a un bicchiere di vino e quelli che lo fanno davanti a un boccale di birra. «Hitler (astemio) si finse bevitore di Pilsen per rappattumare degli irrequieti agitatori politici. Era astemio».

Memorie personali e allo stesso tempo storiche, di un’Italia che non c’è più, come quei brindisi di una volta nei dolci borghi collinari sulle rive del Trasimeno: «E partiva il brindisi: “Piyate na ciuetta/sbattetela n’tol cerquone…” e qui l’assonanza e la tradizione concludevano rispettando se non altro la rima: “… alla salute de sto gran cojone”».

Il messaggio finale, il motto, sembra essere: bere il vino consapevolmente, e non farsi bere dal vino. Rifiutare cortesemente le mode e le pose. Lasciar prevalere, ancora una volta, la filosofia vaimiana del non prendersi troppo sul serio: nel vino come nella vita.