lunedì 10 novembre 2014

Respirare il Veneto a cavallo Fattorie didattiche del Veneto a Fieracavalli Promuovere il fare: un nuovo modello educativo per formare uomini d'esperienza e recuperare un rapporto corretto con la terra e gli animali.

Verona, 8 novembre 2014. Respirare il Veneto a cavallo non è solo una metafora, ma dice di un nuovo modo di vivere e guardare la nostra regione.Il respiro è un'azione fondamentale, che consente di portare dentro un'emozione che avvertiamo dal di fuori.E il cavallo rappresenta l'archetipo di un grande sistema ritmico che respira in sintonia con la natura.

"Senza il concetto di respiro non potremo mai toccare un tema cruciale per il Veneto attuale: quello di come portare un nuovo senso della vita, un benessere interiore che la ricchezza materiale non è stata in grado di garantire. E l'animale ha la missione di aggrappare la sensibilità del mondo vegetale al mondo umano". Le parole di Sabino Pavone, Presidente Associazione Regionale Scuole Waldorf del Veneto, chiariscono il nuovo tipo di percorso che si sta facendo strada nelle esperienze legate non solo all'equi-turismo, ma soprattutto al segmento della formazione con un rinnovato interesse per il rapporto infanzia- agricoltura.

Le fattorie didattiche sono un luogo di conoscenza e di esperienza, dove vengono proposti percorsi di educazione alimentare ed ambientale per diffondere un uso consapevole e sostenibile di cibo, acqua, energia. In tutto il Veneto sono presenti 253 realtà di questo tipo, custodi del paesaggio rurale e luogo per esplorare la valenza ambientale dell'agricoltura.

Nel pomerigio di venerdì 7 novembre, nello stand della Regione Veneto (pad 4) di Fieracavalli è stata illustrata l'originale esperienza d'incontro tra operatori delle fattorie didattiche e metodo steineriano, avvenuta durante uno dei corsi di formazione continua cui sono annualmente soggetti. Nell'esempio specifico, utilizzato come case history, gli operatori hanno avuto alcune informazioni per imparare ad accogliere il bambino secondo un approccio steineriano.



"Con questo seminario- spiega il Governatore Luca Zaia- introduciamo una novità metodologica che consente un'occasione di innovazione dedicata al segmento della famiglia. La fattoria diventa così un luogo dove imparare un nuovo modello educativo basato sul fare e implica un approccio più ampio all'agricoltura, che in Veneto rappresenta la seconda voce economica della regione".

Testimonial dell'esperienza è stato il prof. Sabino Pavone, come referente del progetto di formazione e presidente delle scuole Steiner Waldorf del Veneto. "Siamo l'ultima generazione a poter raccontare il privilegio del contatto diretto con la natura. Dobbiamo tornare all'esperienza fondamentale del rapporto con la terra, per creare uomini in grado non solo di pensare ma anche di fare. Dobbiamo far crescere la passione, perchè solo la passione è messa a salvaguardia del capitale umano. L'agricoltura ha bisogno di una sua rivoluzione orientata al biologico: c'è necessità di formare agricoltori colti e consapevoli, c'è bisogno di una rivoluzione culturale".

L'approccio steineriano insiste molto sulla necessità di un contatto con la terra sin dall'infanzia. "Abbiamo necessità di esperienze forti nell'infanzia - conclude Pavone- l'amore di qualcosa che ci portiamo da grandi è un'esperienza che facciamo nell'infanzia".

L'incontro "Il bambino e il cavallo in fattoria didattica" si è prestato così ad una riflessione importante sulle esperienze in fattoria interpretate anche secondo l'approccio steineriano.

"In questo modo- spiega Elena Schiavon della Regione Veneto- cerchiamo di raccontare e far emergere un nuovo modo di vivere il rapporto con il cavallo come incontro tra uomo e animale. Inoltre proponiamo ai bambini una visione dell'agricoltura come esperienza concreta per far loro comprendere concetti centrali come la pazienza e l'attesa legate ad esempio alla stagionalità".



A lanciare la provocazione verso l’approccio metodologico steineriano è stato Paolo Marostegan, della fattoria didattica Al Confin di Camisano Vicentino. “Tra le diverse scuole incontrate nel lavoro in fattoria didattica- afferma- la classe steineriana ha dimostrato di aderire all’esperienza non soltanto come ad una gita allo zoo di campagna. Il loro è in effetti un approccio sorprendente: il rispetto per gli animali, la pratica di azioni come la raccolta per fare l’esperienza dell’aritmetica, mi hanno convinto a lavorare di più e meglio sul collegamento tra il bambino e la terra seguendo questo tipo di approccio”. Rispetto e ascolto risuonano anche nelle parole di Elena Torresan, che porta l’esperienza della fattoria didattica il Codibugnolo di Crespano del Grappa. “Come il codibugnolo, l’uccellino da cui ho tratto il nome, la mia fattoria si fonda su tre concetti base. E’ essenzialmente sociale, cioè aperta agli altri; è piccola e poco appariscente ed è stanziale”. Poi viene sviluppato un nuovo modo di intendere l’addomesticare, pratica centrale in una fattoria. “Nel Piccolo Principedi Saint-Exulpery, la volpe chiede al principe cosa significhi essere addomesticato e lui risponde “ significa creare dei legami”. Addomesticare implica rispetto, pazienza e anche la prospettiva di un premio finale. Ma non è possibile creare un legame senza conoscere l’indole dell’animale. Per le relazioni tra uomo e animale bisogna ritornare ad un metodo di comunicazione ormai sconosciuto: il linguaggio non verbale, una modalità di rapporto che quasi non siamo più in grado di capire” conclude.

Eva Rodighiero, della fattoria didattica Rodighiero Paints di Molvena, porta infine la testimonianza di una passione generazionale, un amore che si tramanda di padre in figlio e promuove un approccio globale al rapporto con il cavallo partendo, ad esempio, dall’esperienza di cavalcare a pelo, fondamentale per sentire un legame diretto con l’animale.

Nella fattoria La Pachamama di Marostica, infine, Maurizio Radin indaga il rapporto tra uomo ed asino: non solo esperienza di lavoro con un animale umile e generoso, ma modalità che consente anche percorsi di riabilitazione sociale con soggetti difficili.

Oltre il dettaglio delle singole esperienze, ad emergere durante il pomeriggio è la testimonianza forte di una scelta di vita ispirata alla passione, alla ricerca di risposte nel ritorno alla terra e ad una forma di socialità basata anzitutto sul rispetto e l’empatia. E un utile invito alla concretezza in una società che sa raggiungere grandi livelli di astrazione, ma ha smarrito la forza del fare, “il diritto di sentirsi a posto nel proprio corpo” come ha chiarito Sabino Pavone.