venerdì 2 ottobre 2015

(ITALIA DEL VINO CONSORZIO E ISTITUTO GRANDI MARCHI) “DISAPPUNTO E AMAREZZA SU GESTIONE FONDI OCM PROMOZIONE”

(18 settembre 2015). “Saremo pure una superpotenza del vino nel mondo, come ha ricordato pochi giorni fa anche il Premier Renzi a Expo, ma purtroppo sulla gestione dei fondi comunitari legati alla promozione del nostro made in Italy enologico stiamo facendo una brutta figura”. Lo sostengono, in una nota congiunta l’Istituto del Vino italiano di qualità Grandi Marchi e Italia del Vino Consorzio, compagini che assieme rappresentano 31 imprese italiane del comparto vino per un fatturato globale di 1,3 miliardi di euro e il 15% dell’export complessivo italiano di settore.
Con circa 8 mesi di ritardo rispetto alle normali tabelle di marcia dei Paesi competitor, il ministero delle Politiche agricole sta infatti per varare delle graduatorie capestro sui bandi multiregionali dell’OCM Promozione, con tagli lineari nell’ordine del 50% che graveranno su progetti già approvati con tanto di lettera di finanziamento. Succede oggi in Italia, complice l’incapacità delle amministrazioni pubbliche – in primis delle Regioni – di gestire una serena e obiettiva valutazione dei programmi nel rispetto delle, seppure lacunose, norme in vigore. Dopo anni di cattiva gestione delle risorse (per l’Unione italiana Vini sono 100 i mln non spesi negli ultimi 3 anni), quest’anno si rischia di fare ancora peggio, con tagli su progetti approvati e con la beffa di dover restituire di nuovo un po’ di contributi a Bruxelles, nonostante un overbooking di domande.
I fatti: in assenza di un bando nazionale (a causa dell’esaurimento dei fondi), 36 operatori italiani del settore hanno presentato le proprie proposte di cofinanziamento a valere sul plafond ‘multiregionale’. Si tratta di un numero importante di imprese che ha determinato un boom di richieste e un conseguente sforamento pari al 30,6% in più sulla cifra prevista (10,2mln di euro la quota iniziale di competenza Mipaaf). Da una parte si tratta di una buona notizia, perché significa che le imprese, che coprono direttamente il 50% della spesa, credono nella misura e vogliono investire. E perché per un anno non si dovrà parlare di disimpegni e soldi tolti alla misura ma di ‘grande partecipazione’ e di selezione delle migliori domande. Invece no: le Regioni - che a norma di legge avrebbero dovuto assicurare la stessa quota di finanziamento prevista dal Mipaaf (il 25%) - hanno non solo disatteso la norma ma in alcuni casi anche incentivato i progetti con finanziamenti a pioggia, ovvero in assenza di graduatorie di merito – condotta che in passato è stata spesso oggetto di rilievi e censure da parte delle autorità comunitarie – e di un ammontare che supera sensibilmente il plafond di risorse disponibili. Vale la pena sottolineare la disparità di condotte registrate nelle varie realtà regionali, con conseguenti sperequazioni e inefficienze.
Il risultato, concepito tra l’altro con grave ritardo in questi mesi estivi, lo si vedrà tra pochi giorni con la pubblicazione dei beneficiari: il ministero, anziché biasimare un operato delle Regioni palesemente ‘contro legge’, il 29 luglio ratificava questa inadempienza, dichiarando, senza averne contezza, ‘ammissibili e finanziabili’ tutti i programmi multiregionali proposti. Salvo poi - una volta constatato che le Regioni non erano in grado di stanziare quanto promesso – dare una bella lenzuolata prima con il ‘declassamento finanziario’ di fine luglio, poi con un ulteriore restringimento del plafond determinato dal disimpegno di 1mln di euro, il tutto motivato dalla constatazione del minore stanziamento messo a disposizione delle Regioni. Da qui il taglio dei fondi di promozione per circa il 50% sui progetti già approvati.
Italia del Vino Consorzio e l’Istituto del Vino italiano di qualità Grandi Marchi stigmatizzano quindi l’operato delle amministrazioni pubbliche dimostratesi, in questo caso, incapaci di agire nel rispetto del diritto comunitario e nazionale e richiedono un intervento del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali che richiami e vigili sull’operato delle amministrazioni, ripristini immediatamente corrette procedure di accesso alle agevolazioni e sull’iter istruttorio di valutazione di merito dei programmi, in un quadro coerente con le linee guida comunitarie e con quanto avviene nel resto d’Europa ed attivi un ‘tavolo di strategia imprenditoriale’ funzionale al sostegno delle esportazioni vinicole italiane nel mondo.
“Ci sentiamo messi in beffa – hanno concluso i due raggruppamenti di imprese – perché nonostante i recenti richiami della Corte dei Conti e della Commissione Ue si persevera nella gestione maldestra di fondi ritenuti strategici dal settore per una crescita, quella sui mercati esteri extra Ue, su cui in tanti sono pronti a scommettere, a partire dall’attuale Governo”.

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